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Paragrafo 1 . Le forme del dissenso religioso.
     
Contemporaneamente  alle scoperte geografiche,  l'Europa  conobbe  nei
primi  anni  del Cinquecento un'altra profonda frattura nella  propria
continuit   storica:  la  nascita  e  la  diffusione  della   Riforma
protestante. Tale frattura, pur essendo potenzialmente la premessa  ad
un   fecondo  dialogo  fra  diverse  confessioni  religiose,   avrebbe
provocato  lacerazioni e conflitti sanguinosi per pi di un secolo,  e
non si sarebbe mai pi ricomposta.
     Questa  spaccatura, che divise il continente in  due  parti,  non
arriv  improvvisamente, bens fu il risultato di un  lungo  processo,
che, maturato nel corso dei secoli attraverso la periodica opposizione
di  movimenti e di singole personalit all'assolutismo papale ed  alla
corruzione  delle gerarchie ecclesiastiche, giunse a  compimento  agli
inizi del Cinquecento grazie a decisivi appoggi politici, a pi larghi
strumenti culturali e a ripetute occasioni di rivolta.
     Dopo  la  lunga  e  grave  crisi che aveva colpito  l'istituzione
papale fra il secolo quattordicesimo e la prima met del quindicesimo,
i  pontefici erano riusciti a consolidare il proprio potere temporale,
dedicandosi  soprattutto  alla  costruzione  di  un  vero  e   proprio
principato territoriale in Italia, abbandonando nelle mani di re e  di
principi  europei  la  nomina delle gerarchie  ecclesiastiche  locali,
spesso  con  grave  pregiudizio  della  moralit  degli  investiti,  e
assicurandosi  che  continuassero ad affluire verso  Roma  le  rendite
provenienti dalle decime, dall'accesso alle cariche, dalla concessione
delle  indulgenze e dai lasciti. Un deciso ed agguerrito impegno nelle
questioni politiche ed economiche ed un sostanziale disinteresse per i
problemi  religiosi  caratterizzarono  il  papato  tra  la  fine   del
Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: celebri pontefici come Sisto
quarto (1471-1484), Alessandro sesto (1492-1503), Giulio secondo (1503-
1513)  e  Leone  decimo (1513-1521), appartenenti alle  note  famiglie
Della  Rovere,  Borgia  e Medici, costituirono  esempi  esecrabili  di
ambizione, nepotismo, concubinaggio, violenza e sperpero delle rendite
pontificie,  nonostante  il  loro ruolo  riconosciuto  di  mecenati  e
protettori delle arti.
     Si  ripeteva insomma, pur in un'epoca diversa, il tipo di degrado
a  cui  il papato era gi scaduto intorno all'anno Mille, e che allora
aveva provocato grandi riforme ed un secolare conflitto con l'impero.
     Papi,   prelati,  sacerdoti  e  l'intero  universo  ecclesiastico
furono costantemente
     
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     oggetto,  anche  in  questi  secoli,  di  ingiurie,  critiche   e
derisioni. Scrittori ed intellettuali, a cominciare dagli umanisti per
arrivare  a  Machiavelli  e  ad Erasmo da Rotterdam,  espressero  acri
commenti  sul  papato e la gerarchia cattolica. La  maggior  parte  di
questi  attacchi non metteva tuttavia in discussione l'istituto  della
Chiesa,   bens  le  manchevolezze  e  l'immoralit  di  alcuni   suoi
rappresentanti.
     Oltre  alle  condanne di singoli personaggi vi erano stati  anche
seri  tentativi, talvolta violenti, di cercare una via alternativa  al
fasto,  alla  corruzione ed alle presunte deviazioni della  Chiesa.  I
principali di essi si erano concretizzati nelle dottrine elaborate  da
John  Wycliffe  in Inghilterra e da Jan Hus in Boemia  (vedi  capitolo
Dieci,  paragrafo  4), che predicavano la necessit  di  una  maggiore
spiritualit  e di una vita umile e povera, in linea con il  messaggio
evangelico.  Associate a movimenti sociali e nazionali, tali  dottrine
erano  state  sconfitte  insieme  ad  essi,  ma  le  loro  istanze  di
rinnovamento  religioso  si erano ben radicate  nel  regno  inglese  e
nell'Europa centrale.
     Un  altro,  pi  tardo,  tentativo di moralizzare  la  Chiesa  fu
quello fatto a Firenze dal monaco domenicano Girolamo Savonarola (1452-
1498).  Con  prediche  impetuose  e dai  toni  apocalittici,  che  gli
procuravano  un  vasto  seguito popolare, egli affermava  che  Firenze
avrebbe  dovuto  guidare il rinnovamento di tutto il mondo  cristiano,
contrapponendosi  alla Roma papale dominata dalla corruzione  e  dalla
immoralit.  Nel  1494, dopo la cacciata dei Medici, divenne  il  capo
effettivo della repubblica fiorentina, sottoponendola ad una sorta  di
regime teocratico, finalizzato alla moralizzazione della vita pubblica
e  privata. Gli eccessi moralistici, la condanna papale e la crescente
avversione  della  borghesia  fiorentina,  preoccupata  per  i   danni
economici  dell'interdetto  sull'intera  citt  minacciato   da   papa
Alessandro  sesto,  decretarono  la  sua  fine:  egli  venne  accusato
d'eresia e arso in piazza della Signoria nel 1498.
     A  queste  forme violente di rivolta spirituale si erano aggiunti
movimenti di tipo pacifico, volti all'imitazione della vita di  Cristo
e  confluiti nella corrente nota come "Devotio moderna". Basata  sulla
pratica   della   povert,   sull'apostolato  e   sull'interpretazione
personale  delle  Sacre Scritture, questa forma  devozionale,  che  si
espresse  attraverso la costituzione di gruppi religiosi  come  quelli
dei  "fratelli  e  sorelle  della vita  comune",  tra  Quattrocento  e
Cinquecento  si  diffuse a macchia d'olio, particolarmente  nei  Paesi
Bassi ed in Germania.
     Dalla    seconda   met   del   quindicesimo   secolo,   inoltre,
l'invenzione della stampa (vedi capitolo Tredici, paragrafo  5)  aveva
contribuito  a  diffondere capillarmente le Sacre  Scritture,  che  si
erano  potute  pubblicare a milioni di copie: la Bibbia poteva  essere
letta   ormai   direttamente  in  molte  case,  senza   la   necessit
dell'intermediazione della Chiesa.
